
ci facciamo riportare al luogo esatto dove abbiamo incontrato la provvidenza e ripartiamo per il cammino.

Stanchi e provati arriviamo, salita dopo salita, discesa dopo discesa a Sarria sotto il torrido sole delle 13.30.
Qui decidiamo per una sosta ristoratrice in un baretto nella via centrale. Veniamo subito catturati da una voce dall'accento famigliare: il classico attempato arrivato fresco fresco il giorno prima che stava spudoratamente cercando di "tacchinare" una stanca pellegrina slovena che aveva alle spalle ben 24 giorni di cammino. Con un inglese peggiore di quello del pellegrino continuava a tormentate con domande la povera slovena che invece invano cercava di risparmiare fiato per il cammino.
Salita dopo salita, discesa dopo discesa arriviamo al km 100

in una delle giornate più calde dell'estate spagnola.
La pellegrina, che nonostante i suggerimenti ricevuti proseguiva senza coprirsi il capo dopo aver perso il suo cappello elbano, viene fermata improvvisamente da una anziana signora locale (la classica pazza del paese) che violentemente le afferra la maglia cinta ai fianchi per coprirle il capo.
Ormai stremati dal caldo, dalle salite e dalle corse fatte per seminare l'italiano ritrovato sul percorso,

raggiungiamo finalmente Ferreiros dove abbiamo lungamente atteso il nostro nuovo ostelliere.
La serata di è conclusa con una buona cena in agriturismo e con il provvidenziale invito, subito accolto, dell'ostelliere di rimanere anche la sera successiva offrendoci di venirci a prendere alla nuova tappa.
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3 commenti:
Ma zia, come hai fatto a perdere il tuo cappello elbano?
Kiki, si sa....capita!!
Hai ragione zia...
Ehhh, capita!
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